Il buongiorno si vede dal mattino?

Sono le 6:53 e, come ogni mattina, suona la fastidiosa sveglia che mi ricorda di alzarmi e di iniziare a prepararmi per andare a scuola; la spengo e, come sempre, cerco di vincere la mia voglia di restare sotto il piumone al caldo e di continuare a dormire. Anche se molto malinconicamente, decido di alzarmi. Quando scendo dal letto, inizio la mia solita routine mattutina: vado in bagno, mi vesto, mi trucco e faccio colazione.
Apro le persiane e vedo che il tempo, oggi, non è dei migliori: diluvia e c’è un gran vento. Meno male che era iniziata la primavera! In più, come se la pioggia non bastasse, alla prima ora ho una verifica e, sì, sono in ritardo come tutte le mattine.

Prendo il mio zaino e inizio a correre verso la fermata, sperando che Vittoria, una mia compagna di classe, sia puntuale e non mi faccia aspettare sotto la pioggia e al freddo. Arrivata alla fermata, la vedo arrivare in lontananza con la sua solita faccia assonnata e depressa. Le faccio un cenno con la mano e la incito a muoversi, ma lei continua a camminare molto tranquillamente. Appena arriva, mi saluta e insieme guardiamo il tabellone con gli orari dei vari autobus, in particolare del nostro amato 20 che sistematicamente ogni giorno perdiamo. Guardo l’orologio che segna già le 7:30 e successivamente rivolgo lo sguardo verso i vari orari dell’autobus e noto, con grande gioia, che il prossimo 20 passerebbe tra 8 minuti, ciò significa che non saremo mai riuscite ad arrivare in tempo a scuola. Ci guardiamo con facce preoccupate e un po’ ansiose, ma poi finalmente vediamo arrivare l’autobus e gli facciamo segno di fermarsi e di non proseguire dritto, come le scorse volte. Il mezzo pubblico si ferma e velocemente saliamo, anche se con difficoltà a causa della troppa gente sopra. Tra l’affollamento di persone riesco magicamente a timbrare il mio biglietto e quello della mia amica.
Appena riusciamo ad incastrarci tra una persona e l’altra, vediamo tutte le persone che incontriamo periodicamente lì: dal ragazzo moro con le scarpe rosse e la ragazza riccia di 4^C alla signora che ogni mattina entra sul veicolo e inizia a spingere tutte le persone per piazzarsi davanti alle porte d’uscita, in modo che quando tu devi scendere o rimani bloccata, e sei costretta ad aspettare la fermata successiva, oppure inizi a spingerla e a schiacciarla con lo zaino di scuola.

Per strada, a causa del maltempo, c’è parecchio traffico e ovviamente prendiamo rosso ad ogni semaforo. Guardo l’orologio che segna le 7:46, così cerco di avvisare la mia amica e, tra una gomitata e l’altra, riesco a ricevere la sua attenzione; le dico l’orario e vedo che mi fa cenno di uscire per andare per un po’ a piedi, fino a quando l’ingorgo di macchine non si fosse ridotto. Iniziamo a cercare il pulsante per prenotare la fermata e, una volta trovato, lo premo. Ora c’è un altro problema: come scendere? Lei mi guarda e, ridendo, mi propone di uscire dai finestrini di emergenza. Nonostante la sua proposta sia molto invitante, decidiamo di alzare i gomiti e di farci avanti spingendo qua e là. Portata a termine questa grande e difficile impresa, iniziamo a correre sotto l’acqua. Dopo qualche metro, vediamo che il traffico diminuisce e così ci dirigiamo verso la fermata più vicina. Quando lo vediamo passare proprio davanti ai nostri occhi, entrambe ci guardiamo e ricominciamo a correre. Vittoria mi grida più volte di muovermi, quindi inizio a correre più veloce; l’autista ci vede arrivare in lontananza e decide, per nostra fortuna, di fermarsi per qualche secondo ad aspettarci. Probabilmente lo ha fatto perché avevamo due facce completamente disperate ed eravamo completamente fradice.
Una volta salite, lo ringraziamo e troviamo miracolosamente un posto dove sederci, forse perché è tardi e i ragazzi sono già tutti a scuola. Riprendiamo fiato: è incredibile che io mi ritrovi a correre in queste condizioni atmosferiche alle 7 e mezza di mattina! Penso che per le due ore di ginnastica mi giustificherò, visto che oggi ho già fatto abbastanza attività fisica! Riguardo l’ora e vedo che sono le 7:55. Guardo la mia amica, ridendo ironicamente: se il buongiorno si vede dal mattino, allora siamo spacciate!

Cominciamo a parlare tra di noi, dicendo che, come al solito, non siamo pronte sia fisicamente sia psicologicamente ad affrontare l’intensa giornata di oggi, ma soprattutto la verifica, subito alla prima ora. A proposito…siamo in ritardo! Spero che non ci sia dell’altro traffico per la strada e che non ci succedano altri imprevisti. Arrivate alla nostra fermata, usciamo e vedo per prima cosa che ha smesso di piovere. Ecco la prima gioia della giornata. Guardo Vittoria, che mi dice di correre di nuovo, ma io mi rifiuto: avevo già perso un polmone venti minuti fa e non ho intenzione di perdere anche l’altro. Mi limito ad aumentare il passo. Guardo lo schermo del mio telefono: sono le 8:00. Avviso la mia compagna, la quale mi prende la mano e inizia a trascinarmi verso l’ingresso della scuola. Come se il ritardo non fosse abbastanza, ci tocca anche fare tre piani di scale.
Finalmente siamo davanti all’aula, apriamo la porta e, mentre entriamo, sento la professoressa chiamare il mio nome. Rispondo con un ‘presente’ e mi vado a sedere al mio banco.
Sorrido e mi giro verso Vittoria, mimando con le labbra “Ce l’abbiamo fatta!”

Sofia Falcioni, 1^G – Liceo Galvani