Generazioni a confronto

Quando si è vecchi ci si accorge di quanto il tempo passi e di essere impotenti e indifesi in un mondo così grande. Sempre la stessa routine: svegliarsi presto, andare al lavoro, tornare a casa, dormire e risvegliarsi, e intanto il tempo passa, ma noi siamo sempre qui, impossibilitati a cambiare le cose.

E io? Io sono un vaso di terracotta in mezzo a tanti vasi di ferro, quando mi romperò verrò sostituito da un vaso nuovo e nessuno si accorgerà del cambiamento.

E’ presto, esco di casa. A quest’ora gli adulti si recano al lavoro e i ragazzi a scuola. Guardo la gente passare e andare di fretta, e osservo le macchine passare velocemente mentre io sono qui, fermo ad aspettare l’autobus. Sono le 7:20, vedo passare un 13, un 90 e successivamente il mio autobus, l’11. Guardo l’autobus arrivare e sono pronto per entrarci insieme alla massa di persone dalle quali mi trovo accerchiato. Un ragazzo mi spinge e una signora mi aiuta a salire.

L’autobus è pieno e io mi ritrovo in piedi cercando di stare in equilibrio mentre l’autista frena a ogni semaforo rischiando di farci cadere e un ragazzo, vedendomi in difficoltà, mi cede il posto.

Una volta seduto osservo l’ambiente: vedo una donna parlare al telefono con una sua amica ad alto volume facendomi ascoltare argomenti personali, un uomo che legge il giornale, in lontananza un ragazzino che viene sottomesso da ragazzi più grandi, dietro di me due ragazzi che si baciano e al mio fianco un ragazzo che guarda il telefono. Mi soffermo a guardare più attentamente e penso a quanto sia influente la tecnologia sugli adolescenti. Tutti a guardare uno schermo piatto senza distogliere mai lo sguardo, non accorgendosi di ciò che li circonda. Penso che la tecnologia sia importante nella società di adesso, ma allo stesso tempo riduca i rapporti umani. Tutti i ragazzi a guardare uno schermo contenente mari e monti o ad ascoltare musica con oggetti tecnologici collegati ai loro smartphone e isolarsi dal mondo.

Una voce metallica interrompe i miei pensieri: ‘Prossima fermata: via Dagnini’. E’ la mia! Non mi sono accorto della velocità con la quale è passato il tempo; guardo l’orologio e sono già le 7:45. Mi alzo dal posto in cui ero seduto e mi dirigo verso l’uscita. Prenoto la fermata e osservo l’indicatore che inizia a illuminarsi di rosso. Sono pronto a scendere dall’autobus e affrontare una giornata come le altre, ad osservare le persone andare di fretta, a pensare a quanto sia cambiato il mondo e alla mia impotenza nella società odierna. Vedo una panchina vuota, mi siedo, è fredda, ma non mi importa e inizio ad osservare le azioni delle persone e a leggere le notizie sul mio giornale.

 

Sofia Parenti e Martina Gamberini  I B