Ultimo giorno da bus

Ogni giorno stessa ora, 5.55 del mattino. Dormo tranquillamente e all’improvviso sento qualcuno che mi sveglia, il mio cervello si mette in moto, e devo ricordarmi velocemente tutte le strade che oggi dovrò fare. Esco di casa. Intravedo già vari lavoratori frettolosi alla fermata dell’autobus. Vedo sempre i soliti passeggeri: il signor Bruno, un signore sulla settantina che ogni mattina viene a salutare il mio collega Tiziano; credo sia un professore dell’università, è sempre vestito in modo stravagante, con pantaloni larghi a strisce e un maglione giallo acceso. La signorina De Iaco sfoggia una splendida camicetta attillata bianca e la sua solita coda alta, non l’ho mai vista con i capelli sciolti. Controlla ossessivamente l’orologio ogni minuto, e quando Tiziano la saluta non si ferma, perché rischierebbe di perdere un secondo.

Parto. All’improvviso vedo correre un ragazzino, interamente vestito di nero, che cerca di raggiungermi. Scatta il verde, non posso più fermarmi visto che sono già in ritardo. Arrivo alla stazione, e vedo un’orda di cinesi salire. Si avvicinano prepotentemente al mio collega e iniziano a parlare un inglese mischiato al cinese. Lui inizia ad innervosirsi e a imprecare visto che non capisce neanche una parola di quello che stanno dicendo. I turisti continuano a insistere a chiedere informazioni incomprensibili. A tutta quella confusione si aggiunge un gruppo di ragazzini fastidiosi che girano con la musica a palla. Tiziano gli chiede gentilmente di abbassare la musica, ma loro lo mandano a quel paese. La rabbia del mio collega aumenta ancora di più. A questo punto salgono due vecchiette con i loro chihuahua. I cani iniziarono ad abbaiare con la loro stridula voce. A tutto questo coro di cinesi, cani e musica, si aggiungono i pianti irritanti dei bambini di due anni. Distrattamente taglio la strada a una macchina… Faccio un incidente e mi ribalto. Adesso sono da rottamare.

Classe 3B:

Lara Ussia

Helbet Dumitru

Sebastiano Iannice

Guarnieri Paolo

Mancino Michele