Una nuova realtà

Ogni giorno mi sveglio per il rumore dell’autobus; guardo fuori dalla finestra e vedo una moltitudine di persone salire e scendere dal mezzo. Più li osservo più mi affascina l’idea di entrare in questo mondo a me sconosciuto. Dall’alto di casa mia noto persone frettolose, vivaci, ansiose, che camminano avanti e indietro intorno alla fermata. Ad un tratto scorgono qualche cosa in lontananza e improvvisamente si ricompongono; tutte con lo sguardo rivolto verso sinistra: l’autobus è arrivato; il rumore delle sospensioni fa sobbalzare alcune ragazze, le porte d’entrata e d’uscita si aprono e un flusso di persone le varcano come gladiatori in una arena. Il colore arancione della carrozzeria mi acceca, l’imponenza del veicolo che sovrasta le altre auto per le strade mi attira sempre più.

Sono già al primo giorno di scuola superiore e sto aspettando l’autobus con impazienza alla fermata sotto casa mia. Mi sento inserito nella massa di persone che osservo ogni mattina; mi sento autonomo e responsabile, ma anche felice perché non vedo l’ora di vivere una nuova esperienza. Sento il rombo di un motore e vedo l’autobus che arriva e si avvicina lentamente alla fermata. Ricordo il suo color rosso intenso come una rosa di primavera e quando si ferma davanti a me salgo con un senso di meraviglia e osservo ammirato il suo interno. Noto i sedili tinti di blu come il mediterraneo, le persone che vagano in cerca di un posto disponibile, il segnalino lampeggiante con scritto ‘FERMATA PRENOTATA’. Dopo aver ammirato questa bellezza, scorgo l’autista: la persona che guida questo mezzo meraviglioso e porta le persone a destinazione.

Non volevo più scendere da questa realtà così bella che per troppo tempo mi è stata nascosta, ma che ho sempre ammirato dalla finestra di casa mia. Non avevo dubbi, l’emozione che ho provato la prima volta è stata troppo grande e non ho più voluto abbandonarla: il mio futuro lavoro sarà fare l’autista dell’autobus.

Tommaso Negroni, Carlo Furore   I B